giovedì 23 ottobre 2014

Le Recensioni Di Jessica: Mille Splendidi Soli di Khaled Hosseini

Titolo
Mille Splendidi Soli
Autore
Khaled Hosseini
Valutazione

Editore
Piemme
Pagine
407
Prezzo
€ 11,90
Trama
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.


La storia di due generazioni, segnate dalla guerra, dalle leggi severe, dalle differenze dettate dall’uomo. Mariam e Laila, due cuori che non si arrendono sullo sfondo di una Kabul e di un Afghanistan in subbuglio. L’amicizia, l’amore quello vero, quello che a volte fa paura. La voglia di ricominciare, di essere e vivere, ma senza mai dimenticare. 
Già segnata dall’unicità delle storie di Khaled Hosseini, (E l’eco rispose e Il cacciatore di aquiloni), vi parlo dell’altrettanto meraviglioso “viaggio generazionale” che l’autore ci regala con “Mille splendidi soli”. Non c’è storia migliore delle storie con un fondo di verità, perché le sentiamo vicine, le accogliamo dentro di noi come si accoglierebbe un bambino fra le braccia, stringendole forte per non lasciarle cadere e sapendo di volerle  accompagnare il più a lungo possibile.
In questa storia si narra di un Afghanistan alle prese con i suoi vizi, i suoi fardelli, le sue lamentele ma anche con i suoi razzi, le sue speranze, le sue regole. Si racconta di come faccia la differenza nascere uomo o donna. Si mettono a confronto generazioni diverse, unite dai preconcetti e dalle assurde diversità create solo ed esclusivamente dall’uomo.
Khaled, con parole che come sempre riescono a entrare perfettamente in sintonia con il mio cuore, riesce a togliere il velo all’indulgenza, permettendole di mostrarsi al mondo. È capace di mostrarci l’Afghanistan con i suoi difetti, senza temere di allontanarci, e con i suoi pregi, afferrando la nostra più sincera curiosità. Questo libro, racchiude i Mille Splendidi Soli che le persone hanno dentro e che le terre, anche se aride, possono ancora vantare. Come uno specchio, che racconta ogni cosa di noi quando ci concediamo, l’Afghanistan ha una sua storia, fatta di rinunce e sacrifici, ma anche di bellezze e umanità.
Viaggiare attraverso gli occhi di Mariam è sedere accanto a lei mentre con crescente incertezza, aspetta di rivedere suo padre, prigioniero del pregiudizio, delle maldicenze. Farsi scorrere Mariam addosso, permette di lasciarsi pervadere dalla più innocente delle speranze di figlia. Lei che non molla mai, che crede. Ho amato dal profondo del cuore Mariam, che con le sue mille debolezze, con la colpa di cui si è fatta carico e un dito sempre puntato addosso, ha subìto e “vendicato” se stessa.
Questa però è la storia di due vite diverse, la sua e quella di Laila, che si incrociano e non si slacciano più. Laila, cresciuta in un contesto familiare più facile, si trova sullo stesso binario di Mariam, dopo che la guerra  e un “messaggero” le tolgono ogni sua speranza. Anche lei si trova ad affrontare un futuro preconfezionato, fatto di soprusi e distruzione. Laila e Mariam, nonostante la vita le metta in contrapposizione, si cercano, si sostengono, imparano a tenersi strette l’una all’altra.
Questo libro racconta storie di donne, uomini e bambini, della forza. Della guerra che a volte spezza la speranza e che invece a volte l’alimenta. Percorre un viaggio dal 1974 fino ai più recenti 2002-2003 e si muove laddove Kabul è prima vita e poi morte, infine speranza.
“Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri”.
Concluso il libro, senti di aver chiuso la vita di Laila e Mariam. Eppure eri lì con loro a ogni caduta di un razzo, quando il burqa permetteva loro di vedere solo di fronte, ma le faceva sentire più sicure. Eri lì, quando la mano del loro sposo le trascinava per i capelli. Però c’eri anche quando Mariam sorrideva appena vedeva arrivare suo padre dal torrente, o quando Laila ha capito di voler tornare indietro e ricostruire la vita. Leggi di Laila e Marian, e attraverso i loro occhi vedi l’Afghanistan.
Capisci cosa può essere e quali volti nasconde. Ti disfi dei pregiudizi e delle falsità, prendi atto della cattiveria di alcuni che si contrappone alla bontà d’animo di altri. Ti incazzi un po’, anche. Pensi alle leggi che qualcuno proclama come volontà di Dio e che invece con Dio non possono avere proprio a che fare, e allora ti viene in mente che spesso l’uomo si approfitta di Dio, chiamandolo in causa senza ritegno, affibbiandogli verità che lui non avrebbe mai approvato o parole che lui non avrebbe mai pronunciato.
“Perché tocca sempre ai sobri pagare per i peccati degli ubriachi.”
In un libro come questo puoi trovare la via giusta per prenderti cura di te e di ciò che hai, materiale o immateriale che sia. C’è una bottiglia invisibile in cui alla fine metti dentro una lettera cucita a mano, intessuta di parole, imbevuta di speranza. C’è narrata la storia di persone comuni, che hanno voglia di costruire per sé e per gli altri.
“Vedete, ci sono cose che vi posso insegnare io, altre che potete imparare dai libri. Ma ci sono cose che, bé, bisogna vedere e sentire.”
Non vi consiglio questo libro perché a me ha dato qualcosa, vi consiglio questo libro perché regali a voi qualcosa con cui riempire il piccolo vuoto che i “media” ci hanno creato, parlando dell’Afghanistan, generalizzando sui suoi abitanti. Perché come ogni luogo, c’è il brutto e il bello, il buono e il cattivo. È il pregiudizio che ci frega.
Khaled Hosseini è per me una garanzia, non solo di qualità o di stile narrativo. Khaled Hosseini ci fa vedere l’Afghanistan attraverso i suoi occhi.

3 commenti:

  1. E' un libro bellissimo e profondo, l'ho amato!

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  2. un libro che tutti dovrebbero leggere, anche solo per capire di non essere nati nella parte sbagliata del mondo

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  3. mi piace un sacco il motivo per cui lo consigli. è un libro davvero molto forte

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