lunedì 7 aprile 2014

Le Recensioni di Jessica: Il Cacciatore di Aquiloni di Khaled Hosseini

Titolo
Il Cacciatore di Aquiloni
Autore
Khaled Hosseini
Valutazione
Editore
Piemme
Pagine
362
Prezzo
€ 13,00
Trama
Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

Amir e Hassan prima bambini a caccia di aquiloni, poi adulti divisi e lontani. Ma gli anni passano senza cancellare i ricordi e proprio ad Amir una telefonata cambia la vita, aprendo una possibilità per il suo animo. 
Solo così torna nella sua terra natale. Solo così si rende conto di quanto mancava. Il passato bussa e il cacciatore di aquiloni non è più lì ad aspettarlo come una volta. Amir è solo per davvero adesso e deve affrontare un presente tragico in quell’Afghanistan che ha il volto della sofferenza e della violenza. Ma il cuore parla, offre redenzione e lui cercherà di aggrapparsi a quello spiraglio il più forte possibile.
Prima di arrivare a leggere questo romanzo, il primo di Khaled Hosseini, lessi l’ultimo: E l’eco rispose. Ne rimasi affascinata.
La penna di Khaled Hosseini non è una Montblanc. E non è neppure “d’oro”. La penna di Khaled Hosseini è la sua anima profonda, sfumata di passione a perdita d’occhio.
Il suo modo di scrivere ti trascina nei luoghi di cui racconta e che delinea in maniera impeccabile, donandoti i colori e le più piccole increspature di ogni cosa. Sceglie le parole direttamente dal vocabolario del cuore, le trasferisce su carta e poi te le fa assaporare una dopo l’altra come fossero un ricco ultimo pasto.
Il cacciatori di aquiloni è un folle viaggio nel tempo. Riesco a vedere fra le righe Amir e Hassan che rincorrono se stessi nella loro stessa vita tanto vicina ma inesorabilmente lontana. Due bambini, uno il servo dell’altro, capaci di amarsi come fratelli senza che uno dei due prenda mai troppo sul serio quel sentimento. 
Nella Kabul degli anni settanta, ci sono convinzioni e regole per non calpestare l’onore delle genti. Disonori che nessuno può confessare. Vite apparentemente facili ma coronate da colpe che si nascondono e pesano come macigni. Baba, padre di Amir è un uomo forte, d’onore. Amir fa di tutto per piacere a quel padre che sembra non avergli detto tutto. Verità soffocate.
Khaled Hosseini ti entra nel cuore delineando un romanzo meravigliosamente intrecciato. Fatto di ricordi, i suoi. Fatto del suo sapere e della sua vita in Afghanistan. Non dimentica mai chi è e da dove viene. Fa vivere i suoi personaggi, li fa uscire dalle pagine donandogli mille vite per mille lettori. Sono semplicemente contenta di esserne stata partecipe. Non sono solo storie! È la storia della vita vera.
Sappiamo tutti molto bene che l’Afghanistan è una terra difficile, devastata, ricostruita solo nell’animo di chi le vuole bene. L’occidente la incolpa, l’addita. Ma leggere questa storia ti mette al centro. Da una parte i Talebani, dall’altra gente come Baba, Amir, Hassan, Ali… Inutile dire che la durezza del cuore dei primi devasterà sempre l’anima buona dei secondi. Il conto però si paga alla fine dei tempi e chiunque può redimersi, se lo vuole.
In mezzo a tutto ciò c’è la spensieratezza di due bambini, nati in una terra speciale, prima del tempo della guerra. Amir e Hassan legati a doppio filo, così uniti ma così diversi. Lo scintillio dei loro occhi quando nel cielo vola il loro aquilone, fa vibrare l’anima di chi legge e immagina. Sono così affezionata alla gara degli aquiloni adesso… Corro per prendere l’ultimo anch’io…
In questo romanzo c’è un filone narrativo forte, potente che ti apre il cuore e lascia entrare la luce. Per saperlo dovrete leggerlo, perché solo la vostra immaginazione permetterà ai personaggi di entrare in voi. 
Capirete com’è difficile essere Amir. Sapere e non aver il coraggio di dire. Vedere e non aver il coraggio di guardare. Saprete come ci si sente a crescere con il senso di colpa dettato dal non coraggio. Come ci si sente a vivere credendo di essere una delusione per chi amate. Capirete com’è essere Hassan. Fedele e affidabile condottiero e integerrimo difensore delle buone maniere, delle buone regole, dell’amicizia sincera e dell’affetto incondizionato. Saprete cosa significa camminare a testa alta, SEMPRE, anche quando ti hanno rubato l’infanzia. “Qualcuno ha detto che in Afghanistan ci sono molti bambini, ma manca l’infanzia.”
Poi conoscerete i bambini di oggi, che portano con loro il fardello che gli hanno lasciato quelli di ieri. Saprete perché un bambino può non parlare per un anno intero e infine decidere di lasciare scorrere sul suo viso un piccolo e appena accennato… mezzo sorriso. Ma quanta forza dietro ad esso, quanta fragilità e quanta voglia di ricominciare ancora.
“I bambini vincono il terrore addormentandosi.”
Il cacciatore di aquiloni è un romanzo toccante, profondo, commovente.
Vola in alto, nel punto giusto, davanti al sole ed è ombra… ma poi si sposta e cala giù tagliando via il filo della sofferenza dando di nuovo spazio alla luce.
“C’è un solo peccato. Il furto… Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità.”
Ci sono molte cose che ancora vorrei dire e credetemi ho cercato di svelare poco per non togliervi il piacere di leggerlo, ma ho anche cercato di rendere questa recensione più vicina possibile ai pensieri e alle emozioni del mio cuore dopo aver chiuso il libro.
Ognuno di noi ha il diritto di provare e redimere se stesso, anche se lo fa dopo venticinque anni o giù di lì…
La cattiveria è una cosa diversa dalla colpa… Chi si sente in colpa è già vittima di se stesso, si sta già punendo da solo, sta solo cercando la via giusta per dimostrarselo e per riscattarsi.
Questa recensione è per Te, jan… (jan in afghano significa caro. Ad esempio: Sei speciale, Francesca jan. Sei speciale, Francesca cara.)
Un “TE” generico… Perché siamo tutti cacciatori di aquiloni.

3 commenti:

  1. un romanzo meraviglioso sul potere dell'amicizia, ma Mille Splendidi Soli forse lo batte!

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  2. L'ho adorato, così come ho trovato stupendo Mille Splendidi Soli :)

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  3. un libro toccante che secondo me deve essere letto almeno una volta nella vita

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