venerdì 19 luglio 2013

Le Recensioni di Jessica: Io Prima Di Te di Jojo Moyes

Titolo
Io Prima Di Te
Autrice 
Jojo Moyes
Valutazione
    
Editore: Mondadori
Pagine: 391
Prezzo: € 14,90
Trama
A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un'esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l'altro per sempre. "Io prima di te" è la storia di un incontro. L'incontro fra una ragazza che ha scelto di vivere in un mondo piccolo, sicuro, senza sorprese e senza rischi, e un uomo che ha conosciuto successo, la ricchezza e la felicità, e all'improvviso li ha visti dissolversi, ritrovandosi inchiodato su una sedia a rotelle. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l'una all'altra a mettersi in gioco.

Louisa ha ventisei anni e un lavoro fisso. Non c’è nulla che sembra andare storto nella sua vita, finchè si  ritrova ad essere disoccupata e in casa c’è bisogno assolutamente di un aiuto economico. Presa dalla disperazione, è disposta ad accettare qualunque mansione e quando finalmente si presenta la richiesta di assistente a domicilio per un tetraplegico lei sembra vacillare, ma alla fine accetta.
Will, è scontroso, oltre che inchiodato ad una sedia. Sebbene in un primo momento Louisa sia pentita di aver accettato, capisce che la vita di quel giovane uomo, deve essere tutto meno che facile. Così, inizia un lento percorso per entrambi. Dall’accettarsi, allo scambiarsi semplici e pungenti battute. Con il tempo l’assistenza e il lavoro, diventano dedizione e affetto. Una missione e infine qualcosa che scalda il cuore. 
La storia di Louisa e Will è complicata, tormentata da decisioni difficili, da momenti inverosimili, ma è una storia comune di amore e rispetto, e come tale va assaporata fino alla fine. 
Ho letto il libro in brevissimo tempo. Non era una questione di curiosità, ma sincero bisogno di capire fin dove sarebbe arrivata la determinazione e la testardaggine di Will e fin dove il cuore di Louisa si sarebbe spinto per fronteggiarla.
Improvvisamente mi sono trovata a non vederci bene. Asciugata la prima di una lunga serie di lacrime ho ripreso a leggere, incapace ancora una volta di smettere. Piangere fa parte del bagaglio emozionale che questo romanzo si porta dietro, ma nel mio caso, mi sono trovata con qualcosa di più dettagliato con cui fare i conti. 
No, non ho mai avuto a che fare con un tetraplegico, anche se leggendo la vita di Will, mi sono sentita lì con lui. Ci sono stati dei passaggi che hanno rievocato ricordi, rimescolandomi il sangue nelle vene, pompandolo al cuore così forte da farlo accelerare come se volesse uscirmi dal petto. È inevitabile che un po’ comprendo la sensazione di impotenza di Louisa.
Will ha a che fare con una malattia che non da scampo né tregua. È normale diventare incostanti e intrattabili. Per tutto il racconto mi sono messa nei suoi panni e mi sono molto incazzata con la vita. Riesco a comprendere il dolore di Will e mi fa molta rabbia, mi crea un’assurda voglia di gridare alla sua condizione, ma poi penso alla piega che prende la vita di Louisa e ho la sensazione che in qualche angolo remoto di me, ci sia una piega simile, meno vasta forse, ma affine.
Poi c’è quella mal celata “scadenza”. Sembra che tutto rimanga sospeso, fiato compreso, quando si scopre la vera intenzione di Will ed ecco un’altra pausa alla ricerca di un fazzoletto che puntualmente non c’è.
Combattuta fra le idee di  lui  e quelle naturalmente ovvie di lei, mi sono sentita  impotente persino io, spettatrice di due vite non così irreali. Fra una frase colma di ironia e un battibecco, inevitabilmente ecco arrivare anche l’amore.
In questa storia ne ho percepiti diversi tipi. Quello inarrestabile di una famiglia, quello solidale dell’amicizia e quello indefinibile dell’amore. Poi piano piano, eccone spuntarne un’altro. Spesso non lo calcoliamo ma c’è: l’amor proprio.Will, incapace di accettarsi. Ingabbiato in un corpo che non è altro che un involucro inerme delle sue emozioni. Will che non crede di avere altra possibilità nella vita, se non quella di dare nuovi orizzonti a quella di un'altra, quella di Louisa. Lui che grazie a lei, riesce ancora a sentirsi vivo, a volare lontano, a sentire il sole sulla pelle. Ma Will è come una nuvola. In questa condizione si sente labile. Sceglie così l’amor proprio, quello per sé stesso. 
Ha bisogno di sentire di avere ancora una scelta da poter prendere autonomamente, che non richieda aiuto o consenso di altri e che tale scelta venga rispettata da chi lo ama e lo circonda. Ha bisogno che per una volta  gli altri comprendano di doverlo lasciare andare, dopo che per troppo tempo una sedia a rotelle ha controllato ogni suo giorno.
Ed eccomi, a tratti svuotata di certezze. Perché nella vita sembra che possa scombussolarsi tutto in un sol soffio di vento, ma colma di attimi vissuti senza rimorso alcuno. 
Credo che prendere una decisione come quella che ha preso Will, sia più o meno discutibile. Ma non giudicabile. Quando ami una persona è difficile pensare di poter accettare una decisione così definiva. Ma non si può sempre pensare di poter scegliere per qualcuno che non ha più altra scelta, se non quella. 
E allora mano al cuore. Io non sono mai stata contraria, non riesco a credere ci sia ancora gente pronta a giudicare la 
scelta di un individuo, comunque capace d’intendere e volere per sé stesso. Anche se il modo in cui può esprimere quell’unica possibilità è attraverso un macchinario, o attraverso lo sguardo rivolto ad uno schermo. 
Molti dicono che la vita è vissuta bene, se vissuta in totale libertà delle proprie scelte e opinioni. Molti si credono detentori delle prime e maestri di diritto delle seconde per conto di altri. Seguendo la propria strada si può arrivare un po’ ovunque. L’importante è avere presente la velocità con cui scorre un attimo lasciato troppo ad aspettare.

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