martedì 8 novembre 2011

Blogtour Wandaron Il Destino di Eufeld, intervista a Marcello Marinisi e piccolo estratto del romanzo

Buongiorno cari lettori! Oggi siamo molto lieti di ospitare la prima tappa del blog tour di Marcello Marinisi e del suo Wandaron. Il Destino di Eufeld. Vi avevo già parlato settimana scorsa di questo fantasy made in Italy (lo potrete trovare qui) e oggi sono felice di poter avere Marcello come nostro ospite e fargli una breve intervista. Finita l' intervista, per voi lettori, le prime pagine di questo sorprendente romanzo.

1. Ciao Marcello. Inanzitutto benvenuto sul nostro blog LeggereFantastico. Siamo molto contenti di poterti avere come ospite e di partercipare a questo tuo blog tour in occasione dell' uscita del tuo primo romanzo. Allora cominciamo subito. Fatti conoscere dai nostri lettori dicendo qualcosa su di te e sulla tua passione per la scrittura. Come hai cominciato?

Grazie per il benvenuto e un saluto a tutti i lettori di LeggereFantastico. Sono molto contento di essere qui con voi.
Ho cominciato da appassionato lettore. Sin da piccolo ho nutrito il desiderio di avventurarmi in storie fantastiche e misteriose, dai romanzi di Verne alle Mille e una notte, dai racconti di Calvino a L'isola del tesoro. Poi, un po' tardi, mi sono avvicinato alla fantasy. Ho preso in mano Il signore degli Anelli e da lì è stato amore. A un certo punto della mia vita, intorno ai 25 anni, ho cominciato a sentire l'urgenza di scrivere una storia, di raccontare le vicende di un personaggio che, a poco a poco, stava prendendo forma nei miei pensieri: Eufeld.

2. Il tuo libro Wandaron. Il Destino di Eufeld, è il primo capitolo di una saga fantasy. Come ti sei appassionato al genere e quali sono gli autori che ti hanno ispirato maggiormente?


La passione per la fantasy è nata quasi per caso. Un amico d'infanzia mi disse «Sai, sto leggendo questo libro, è bellissimo. Penso che ti piacerebbe», era il 1999 e il libro era Il signore degli anelli. Tolkien mi ha folgorato, la sua capacità immaginifica, le sue descrizioni così poetiche ed emozionanti, la solennità della sua narrazione, gli scontri epici; per quella che era stata la mia formazione narrativa, non potevo certo rimanere indifferente.
Se devo trovare dei riferimenti letterari, degli ispiratori, credo che questi non stiano soltanto nella fantasy, ma anche altrove. Di certo, tra i miei autori di riferimento ci sono John R.R. Tolkien, Terry Brooks e George R.R. Martin, ma farei un torto a Italo Calvino, George Orwell e Oscar Wilde, se non li citassi.

3. Ci sono molti autori italiani che si dedicano al genere fantasy e hanno un discreto successo anche all' estero. Tu come vedi il fantasy made in Italy? E cosa consiglieresti ai giovani autori che vorrebbero intraprendere questa strada?

Nei mesi scorsi ho tenuto una rubrica sulla webzine "Sul Romanzo" (www.sulromanzo.it - issuu.com/sulromanzo) il cui titolo era "Prospettiva Fantasy". Il tentativo era proprio quello di cercare di capire quale fosse il futuro della fantasy italiana, anche confrontandomi con autori come Licia Troisi e Luca Azzolini. Io penso che, per troppo tempo, il genere fantasy, in Italia, abbia cercato di imitare inglesi e americani e in questo ha commesso un grande errore. Oggi, sembra che gli autori stiano maturando e siano alla ricerca di quell'originalità che mancava. Credo che si possa davvero iniziare a parlare di Fantasy italiana.
Non è facile scrivere fantasy nel nostro Paese. Siamo ancora troppo ancorati al Verismo e al Neorealismo che ha caratterizzato grossa parte della letteratura e del cinema del secolo scorso. Tuttavia, penso che stia nascendo una nuova generazione di autori e una nuova generazione di lettori (cosa ancora più importante) che credono che la fantasia non sia un male da combattere, ma una risorsa per ampliare i propri spazi.
Tempo fa, ho scritto che «scrivere è schiudere un mondo infinito di fantasia davanti a occhi desiderosi di sognare» e ne sono convinto tutt'ora.
Un consiglio? Non saprei. Forse l'unica cosa che posso dire è di scrivere col cuore, coltivare la propria passione, senza inseguire logiche commerciali o le mode del momento. Quando si scrive con ardente passione, il lettore se ne accorge subito. Io me ne accorgo.

4. Questo è il tuo romanzo d'esordio. È stato difficile per te scriverlo e trovare una casa editrice che lo pubblicasse?

Non è stato difficile scriverlo, è stato difficile trovare la versione definitiva. Ho revisionato Il destino di Eufeld almeno 10 volte prima di giungere alla versione che adesso è in libreria. C'è voluta tanta pazienza e a volte ho dovuto essere spietato con me stesso. Per fortuna ho vicino una persona senza peli sulla lingua, che dice le cose pane al pane e vino al vino, senza quella guida non so dove sarei arrivato.
Trovare un editore è stata un'impresa titanica. Ci sono poche realtà disposte a investire su un esordiente. Dopo alcuni rifiuti e proposte indecenti (da editori a pagamento), ho ricevuto la proposta della Runde Taarn, mi è sembrata valida e l'ho accettata. Dopo avere firmato il contratto ho ricevuto un paio di altre proposte, ma ho preferito gentilmente declinare.

5. Raccontaci qualcosa di questo libro. Wandaron è un romanzo pieno di sorpese, di personaggi e di luoghi incantati. Come ti è nata l'idea dei vari personaggi e dell'ambientazione del romanzo?

Se dico che sono quasi inciampato su Wardaron ci crederesti?
Ero impelagato in faccende noiose (ultime materie, tesi...) e leggevo poca narrativa. Ero seduto alla mia scrivania e ho immaginato un ragazzo, poi ho cominciato a aggiungere dettagli a quel personaggio e a un tratto mi sono chiesto «Cosa succederebbe se...» e da lì ho buttato giù un racconto, in fretta e furia, quasi dimenticandomi di tutto il resto. Più passavano i giorni e più arricchivo di dettagli la storia (personaggi, razze, culture, città, luoghi, terre, continenti) fino a che non mi sono fermato, mi sono guardato intorno e mi sono accorto di avere creato un intero mondo: Wardaron. I personaggi, poi, sono venuti a bussare alla mia porta, mano a mano che Il destino di Eufeld e tutta la saga prendeva forma. Adesso mi fermo, perché potrei anticiparvi qualcosa e non voglio rovinarvi il gusto della scoperta!

6. Il protagonista è Eufeld, un giovane ragazzo che va incontro al suo destino affrontando un lungo viaggio e un malvagio e terribile nemico. C'è qualcosa di te, qualche lato del tuo carattere che hai trasmesso nel protagonista?

C'è una parte di me in ognuno dei personaggi di Wardaron, credo che questo sia inevitabile. Sicuramente, condivido con Eufeld la determinazione e l'amore per la natura. Alcune delle paure di Eufeld sono anche un po' le mie, ma penso che, in realtà, siano le paure della mia generazione. Poi ci sono aspetti del carattere di Eufeld che non sopporto! Credo che il ragazzo farebbe bene ad abbassare la cresta!
Sono affezionato a tutti i personaggi della saga, per me sono come degli amici, dei compagni di viaggio con cui ho condiviso e continuo a condividere un pezzo della mia vita. Così, è normale che ognuno di noi lasci nell'altro una parte del proprio carattere: è la vita.

7. Finiamo con i progetti futuri. Oltre a continuare con questa serie, hai in cantiere qualche nuovo progetto?

Questa saga continuerà e non credo neanche che ci sarà da aspettare molto, il secondo volume di Wardaron è già pronto da qualche mese, aspetta solo di essere editato e pubblicato. Per quanto riguarda i nuovi progetti, ho un paio di idee già pronte per la scrittura e molti spunti che potrebbero prendere forma. In questo momento, però, Wardaron ha la precedenza. La mia dimensione della scrittura è il romanzo e scrivere un romanzo richiede massima concentrazione, a volte mi chiedo come facciano altri a scrivere tre, quattro libri contemporaneamente.
Avevo una mezza idea di scrivere un manuale di RPG fantasy in stile D&D, però è un progetto iniziato e ancora in alto mare.
Vedremo!

Ringraziamo di cuore Marcello Marinisi per essere stato con noi e mi raccomando leggete Wandaron. Il Destino di Eufeld, un romanzo che vi soprenderà! Ed ecco solo per voi un piccolo estratto del romanzo.

In realtà, a chi proviene da paesi lontani, oltre le distese scintillanti del Grande Mare, Prenhy può sembrare un luogo alquanto pittoresco. Intendiamoci, non è che sia popolato da gente insolita o bizzarra, anzi! piuttosto potrei dire che sono uomini molto a modo ed è risaputo che si tratta di gente tranquilla. Forse potremmo affermare che stiamo parlando di un posto… ecco, come dire? pittoresco.
Certo non mancano le marachelle dei bimbi né l’impetuosità dei ragazzi né la scontrosità di alcuni anziani della comunità, però gli abitanti di Prenhy sono riusciti a ritagliarsi un angolo di serenità nelle Pianure dei Cavalli, tra il fiume Cambiatempo e i Monti di Confine, in quell’area del Durcken che a quei tempi, l’anno 1298 della Quinta Era di Wardaron – secondo il calendario delle Marche dell’Ovest – era chiamato Ovestland.
Lì, in quelle fertili terre tra il bosco Bakham e i colli dai quali nasce il Fiume delle Cento Foglie, viveva un uomo, il suo nome era Eneth. Egli era locandiere come lo era stato suo padre e, prima di lui, il padre di suo padre e ancora più indietro nel tempo, di generazione in generazione, sin da quando la loro locanda era stata edificata, il giorno stesso in cui il villaggio era stato fondato. Eneth aveva un figlio. Egli lo guardava soddisfatto e pensava a quando avrebbe preso lui la conduzione degli affari di famiglia e come lui i suoi figli e i figli dei suoi figli per i secoli a venire e le ere, fintanto che il vento avrebbe soffiato fra le case di Prenhy e irradiato di scintillanti bagliori le candide distese delle Spiagge Bianche.
Il ragazzo, il figlio del locandiere intendo, si trovava sul tetto della locanda. Stava riparando un buco provocato dalle forti piogge della notte precedente. Eccolo lì, mentre dalla sacca estrae il martello e pianta l’ultimo chiodo, per fissare l’ultima asse di legno. «Aah! lavoro fatto coi fiocchi, questo dovrebbe reggere per un bel po’ di tempo. Garantito!» esclamò avviandosi verso la scala per scendere di sotto.
«Eufeld! scendi giù! è ora di pranzo, i clienti aspettano» urlò Eneth dalla finestra della cucina, tutto indaffarato a preparare il pasto per gli avventori della sua locanda, l’unica in tutta Prenhy e nel raggio di miglia e miglia.
«Stavo giusto arrivando» rispose Eufeld «Ho già finito il lavoro qui».
Eneth sapeva di potere contare sul suo ragazzo. Sin da piccolo Eufeld aveva dimostrato di sapersela cavare bene con i piccoli lavoretti e non era male neppure come cacciatore, spesso i clienti avevano potuto apprezzare la cacciagione che Eufeld catturava nelle sue battute nel bosco o tra le colline.
Scese dal tetto, ripose la borsa nel capanno e si precipitò subito ad aiutare il padre portando i piatti caldi alle decine di uomini che, all’ora di pranzo, popolavano di voci e risa la locanda del Filo d’Oro. Non mancavano certo gli apprezzamenti, sia per il cuoco che per il suo giovane aiutante.
«Ehi, Eufeld! come ci si sente a essere diventato un uomo?» chiedevano alcuni.
«Auguri al giovane figlio del locandiere, che domani diventerà un uomo!» facevano eco altri.
Eufeld schivava domande e auguri, era troppo indaffarato con gli ordini ai tavoli per potersi fermare un attimo e fare la parte del festeggiato. Correva di filato in cucina e tornava con le seconde portate. Tutti avevano di nuovo la bocca piena e le chiacchiere e gli auguri si erano smorzati. Gli unici rumori che poteva sentire distintamente erano quelli delle posate che sbattevano ritmicamente sulle ciotole di legno.
Il ragazzo conosceva bene tutti gli abitanti di Prenhy, ormai da anni li vedeva lì, seduti sempre agli stessi tavoli, sempre alla stessa ora, a pranzo e a cena. Erano tutti lavoratori, che preferivano passare dalla locanda piuttosto che dare pensiero alle loro mogli. I più giovani poi coglievano l’occasione per fare baldoria e magari baciare qualche ragazza che, giuravano, un giorno avrebbero sposato. Eneth, dopotutto, era un cuoco migliore di quanto molte donne del villaggio non fossero anche se non sempre erano pronte ad ammetterlo.
C’erano i fratelli Benethad, John e Rod, che sedevano al tavolo vicino l’ingresso, a far loro compagnia Eled Carathot e Ronij Uston, poi c’erano gli inseparabili Sanon Willigan e Doth Haligen, per non parlare del chiassoso Jowe Kicoth, meno rumoroso da ubriaco che da sobrio. E poi c’erano tutti gli altri, le solite facce che rallegravano Eufeld e lo facevano sentire a casa, con la loro capacità di rendere ogni momento carico di vita e di allegria. Gente semplice, lavoratori instancabili, pronti a fare festa quando sarebbe giunto il momento e a sostentarsi l’un l’altro in caso di bisogno.
«Olè!», tra il frastuono generale per un brindisi alla salute di Eufeld, si aprì la porta della taverna. Nessuno, a parte il giovane, si curò di chi stava entrando.
«Salve, Eufeld» disse l’avventore posando sulla spalla del ragazzo la sua mano impreziosita da un raffinato anello con un rubino incastonato al centro. Il volto era coperto da un pesante cappuccio, egli era robusto e poco più alto di Eufeld.
«Ehi! ciao Adrijahn» esclamò Eufeld riconoscendo l’anello e cavando il cappuccio dalla testa dell’amico, i corti capelli ramati scompigliati «E così, finalmente sei tornato!».
«Per niente al mondo mi sarei perso il tuo compleanno, amico mio. E poi, Kalàsta è diventata una città troppo caotica, sai che non so vivere per tanto tempo lontano dalle Marche occidentali», Adrijahn trascinò Eufeld verso di sé e i due amici si abbracciarono calorosamente, «Ho lasciato mio padre a visionare i codici e i rotoli della biblioteca, io avevo di meglio da fare».
«Sapevo che saresti arrivato in tempo» disse Eneth giungendo dalla cucina asciugandosi le mani zuppe sul grembiule sudicio, «Eufeld stava in pena, diceva che non sarebbe stato lo stesso senza di te. Io gli avevo detto di stare tranquillo, non potevi mancare al grande giorno».
«Venti giorni nella capitale sono più che sufficienti per uno come me per volere scappare via. E poi, c’era la festa di compleanno, non me la sarei persa per tutti i libri del mondo!».
«Un brindisi per Eufeld» urlò Jowe Kicoth dal fondo della sala, non ancora del tutto brillo, «Urrà!» risposero gli altri levando i calici in onore del festeggiato.
L’indomani, il giorno quattordici del primo mese dell’Estate, Eufeld avrebbe compiuto diciannove anni. Quell’avvenimento faceva di lui un uomo a tutti gli effetti. Da quel momento in avanti avrebbe dovuto pensare alla propria strada. Era un evento che veniva tenuto in alta considerazione da tutti gli uomini del Durcken. Diventare uomo significava potere finalmente decidere della propria vita, diventare liberi di scegliere il proprio cammino. Eneth era felice e guardava il figlio con gli occhi pieni di orgoglio, in cuor suo serbava il desiderio che Eufeld proseguisse la tradizione di famiglia, ma avrebbe appoggiato qualunque sua decisione.
Finito il pranzo, la locanda si svuotò rapidamente ed Eufeld e Adrij poterono rimanere a chiacchierare un po’, seduti tranquilli a sorseggiare del tè. Le foglie grigie galleggiavano sulla superficie del filtro di terracotta immerso nella tazza fumante.
«Dimmi, Adrij, Kalàsta è così noiosa come dici?».
«Be’, Eufeld, non è certo una città noiosa, ma lo sai, io amo gli ampi spazi che offre la natura, non sono tipo che apprezza le grandi città affollate. C’è un gran andirivieni di gente di ogni tipo, le navi salpano e approdano di continuo dal porto meridionale e puoi incontrare gente di ogni dove, che corre indaffarata a destra e a manca: un vero delirio!
«Però, devo dire che la biblioteca della capitale è eccezionale, meravigliosa, da togliere il fiato, credimi, ci sono libri di ogni genere: alchimia, avventura, trattati sulla natura, testi filosofici. Mio padre è rimasto lì. Sta cercando di trovare alcuni codici che appartengono alla nostra biblioteca e che erano stati portati via da Prenhy alcuni secoli fa. Poco dopo il Grande Conflitto, molti testi furono portati al sicuro tra le alte mura di Kalàsta, così da poterli preservare. Si tratta di un patrimonio inestimabile» concluse Adrij con tono professionale.
«Fantastico! sai quanto sia ansioso di vedere la capitale, purtroppo mio padre non mi ha mai concesso di partire, ha sempre avuto paura che io mi allontanassi troppo da casa, ma adesso sono trascorse diciannove estati da quando sono nato, è arrivato il momento che vada per la mia strada, voglio cogliere l’occasione per viaggiare, conoscere il mondo».
Adrij estrasse dalla sacca che portava al fianco un grosso volume rilegato e lo porse a Eufeld, «Ho portato una cosa dalla biblioteca, so che ti piacerà molto, fa parte della collezione di Prenhy». Il giovane prese il libro tra le mani e lesse il titolo: La vita e le avventure fantastiche di Feanor Silmariand, Signore delle Aquile.
«Wow! è il nostro libro preferito. Questa è un’edizione introvabile, ci sono le miniature dei maestri della cattedrale di Kalàsta. Sono senza parole!» esultò.
«Sapevo che avrebbe suscitato questa reazione. Non ha nulla a che vedere con quella copia sdrucita che conservi tanto gelosamente, eh?», Adrij aveva un sorriso stampato sul volto.
«Sai che, per quanto bella possa essere, questa non potrà mai competere con la mia, quella ha un valore troppo grande».
«Eh, eh! lo so, amico mio, lo so. Questa andrà in biblioteca, però, per il momento godiamocela. Se il vecchio Oudijn si accorgesse che l’ho portata via, andrebbe su tutte le furie. Ti lascio il libro» si alzò dalla sedia scostandola leggermente «adesso devo andare a casa, ci vediamo domani».
«Bene, allora a domani. Il grande giorno!» disse Eufeld sorridendo.

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1 commento:

  1. Eccomi qui. Anche se con un po' di ritardo.

    Buon pomeriggio a tutti i lettori di Leggere Fantastico e un saluto a Francy, che ringrazio per la bella intervista :)

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